CIOCHECIO’ AI TEMPI DEL CoViD19

Una riflessione sull’economia del “ciò che serve”.

In tempi di CoViD19 (non so perché ma non mi piace chiamarlo coronavirus) che ti impone di stare a casa, tanti sono i pensieri che passano veloci e tanti quelli che si fermano e che poi vanno via anch’ essi velocemente.

Per la festa del papà eravamo abituati ad uscire e comprare qualcosa da portare a casa la sera: una torta, una scatola di pocket-coffee, insomma un regalino. L’altra sera, che era la festa del papà, invece del solito rito è scattata l’operazione “ciocheciò”, sì perché #iorestoacasa.

Dunque, ho trovato in dispensa marmellata di frutti rossi e del formaggio molle spalmabile. Allora ho cercato nelle scatole di biscotti per vedere se ci fosse qualcosa di bello nella forma e buono nella sostanza. Lì ho trovato dei fantastici biscotti rotondi con i quali ho potuto realizzare la mia opera di alta pasticceria! Un’idea che mi è venuta ripensando ad una colazione dell’amico ciochecioker Roberto.

Cosa c’è di bello in tutto questo?

Un papà felicemente sorpreso perché non poteva immaginare che ci fosse un dolce per festeggiare.

Una famiglia riunita intorno ad un semplice dolcetto fatto con quello che c’era in casa.

Un piacere per il palato di tutta la famiglia.

Una incredibile soddisfazione e contentezza nell’ aver trovato questi ingredienti e nel metterli insieme per un momento conviviale.

E naturalmente un grande e affettuoso sorriso del papà.

Torno ai pensieri che vengono e che restano un po’ e poi vanno via.

Questo piccolo gesto mi fa pensare che: non servono grandi cose, bastano poche cose semplici, bastano pochi gesti semplici per fare un qualcosa che soddisfa un nostro bisogno. Dunque, per soddisfare un bisogno basta il necessario? Si, basta il necessario. Infatti nelle precedenti feste del papà c’erano troppe sovrastrutture, troppa inutilità.

In verità, è da un po’ che penso al fatto che mi piacerebbe parlare tanto del economia del “ciò che serve”.

Il CoViD19, preferisco chiamarlo con il suo codice, ci farà cambiare il nostro modo di intendere l’economia? Ci farà cambiare il nostro bisogno di erodere le risorse gratuite della natura più velocemente di quanto questa riesca a riprodurle? Penseremo di consumare con rispetto sia le risorse della natura che quelle che trasformiamo? Crederemo che ogni nostra scelta, ogni nostro comportamento da persona libera è possibile solo se rispettiamo prima di tutto gli altri essere viventi (piante, animali, persone)? Capiremo che per dare un valore alle cose dobbiamo considerare gli effetti sugli altri essere viventi? Apprezzeremo il fatto che trovare in casa in un giorno di marzo un po’ di marmellata che abbiamo fatto durante l’estate scorsa utilizzando frutta matura che altrimenti avremmo buttato, è una sensazione piacevole anche se il giorno in cui abbiamo fatto quella marmellata avremo preferito andare al mare? Apprezzeremo il vasetto di pesche sciroppate che avevamo in dispensa da tanto tempo e che avevamo sempre un po’ snobbato, ora invece se ci mettiamo un po’ di vin cotto diventa un dessert dal gusto sopraffino? Apprezzeremo il fatto che con due uova ed un po’ di farina si può impastare un po’ di pasta per farne delle ottime tagliatelle, forse ancor più gustose di quelle blasonate che compriamo per le grandi occasioni?

Se a tutte queste domande stiamo rispondendo prevalentemente “Si” allora possiamo cominciare a pensare all’ economia del “ciò che serve”. Possiamo cominciare ad usare ciò che serve in modo rispettoso. E’ molto più facile prendere e poi selezionare che selezionare e poi prendere. Con la prima sprechi, con la seconda no. Voglio pensare che questo principio possa essere applicato per cambiare visione nel modo di relazionarci con tutti gli esseri viventi, nel modo di fare ricerca, nel modo di intendere il welfare, nel capire che è necessario un grande cambiamento culturale.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. lemarcheinvaligia ha detto:

    Bellissima riflessione, cara Anna. Condivido tutto quello che hai scritto!

    Piace a 1 persona

    1. Anna Monaldi ha detto:

      Grazie Roberto. In questi giorni i principi del ciocheciò mi sono ancora più cari!

      "Mi piace"

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